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Sempre più sinonimi, all’interno del panorama editoriale contemporaneo, resilienza e bibliodiversità sono concetti chiave per le piccole e medie imprese editoriali per affermare la propria presenza sul mercato. E gli editori di Iperborea e Exòrma, ospiti a Engaging The Reader il 17 novembre, ne sono ottimi esempi.

 

Nella tecnologia dei materiali, come ci ricorda Treccani, è detta resilienza la resistenza a rotture per sollecitazioni e urti. Il mondo della piccola e media editoria non scopre questo vocabolo da poco, impegnata a barcamenarsi in un mare burrascoso e talvolta con poche ancore di salvataggio.

Perché se il termine è usato solo ora in questo contesto, fa in realtà riferimento a una condizione che riguarda da sempre le case editrici indipendenti del nostro Paese, specie quelle che non si sono adattate a logiche corporativistiche che ne avrebbero negato identità a particolarità e che lottano quotidianamente per affermare la loro presenza sul mercato.

Anche i lettori si trovano a fronteggiare questa situazione e lo fanno con un occhio nuovo, un atteggiamento nuovo, specie verso le piccole case editrici e i progetti senza grossi budget promozionali a disposizione.

Quella che sembrerebbe un attributo tipico delle piccole realtà ha dimostrato di essere anche un punto di forza, per proposte che in contenitori accoglienti, piccoli, hanno modo di fiorire meglio che in grandi realtà.

Ecco allora che un’idea come quella di resilienza si accosta a quella che, da qualche anno a questa parte, è stata definita come bibliodiversità: la diversificazione dell’offerta culturale che il mercato del libro deve necessariamente garantire per poter rispondere alle innumerevoli esigenze dei lettori di oggi. Bibliodiversità, infatti, non vuol dire altro che applicare il modello della diversità culturale al mondo del libro. Per arrivare a questo, ovviamente, le dinamiche in gioco sono tante: lo sforzo non è solo di case editrici e librai, dal basso, ma soprattutto di una regolamentazione che gestisca e garantisca la libera circolazione delle idee attraverso una gamma sempre più vasta di attori in gioco, e sostenga i piccoli perché possano coesistere e competere con i grandi.

Essere resilienti in un mercato come quello editoriale contemporaneo non vuol dire tanto alzare muri e difendersi dalle intemperie e dagli attacchi spropositati di chi ha mezzi di gran lunga maggiori e più potenti; vuol dire, piuttosto, offrire una proposta diversificata che tenga conto di singolarità e originalità che proprio in spazi come le piccole case editrici possono trovare un’accoglienza diversa e più consona e crescere riuscendo a sfidare (e qualche volta a vincere) contro il Golia delle grandi corporazioni. Vuol dire, cioè, essere presenti con la propria identità in un panorama che va sempre più uniformandosi a voci sempre più simili tra loro, e gridare forte il proprio orgoglio di essere diversi. Proprio come fanno, in modo diverso, Iperborea ed Exòrm, entrambi ospiti a Engaging The Reader il 17 novembre in Università Cattolica.

Cataldo Chiarelli

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L’orgoglio di essere diversi: piccola editoria e resilienza, oggi