Facebook Twitter

Francesco PetrarcaSe gli incunaboli sono letteralmente i libri “nella culla”, i più antichi prodotti dell’arte tipografica, è a essi che vanno fatti risalire i primi tentativi di organizzazione moderna dei testi atti a renderne più funzionale la lettura. Non che i codici non avessero elaborato proprie strategia in tal senso (con l’uso di una enorme quantità di tipologie scrittorie, del colore, della decorazione e della miniatura), ma la tipologizzazione tipografica ne rendeva necessari e possibili altri. Si prenda il caso della prima edizione dei Triumphi di Francesco Petrarca accompagnata dal commento dell’Ilicino. Bernardo Lapini era nato a Siena circa nel 1430 ed era un noto medico e docente universitario. Il commento apparve a stampa a Bologna nel 1475, impresso da Annibale Malpigli. Il volume fa coppia con un’altra edizione, contenente il Canzoniere petrarchesco, accompagnato da una ristampa del commento di Francesco Filelfo

L’edizione è un in folio di 244 carte non numerate con fascicolatura piuttosto irregolare non indicata dalla segnatura. L’opera si apre con una dedica del commentatore «<A>d Illustrissimum Mutinae ducem divum Borsium Estensem», cui fa seguito una presentazione generale dell’opera e del commento. Dopo poche parole introduttive, inizia il testo del primo Triumphus («Nel tempo che rinova i miei sospiri / …») e, poco sotto, il commento vero e proprio («Descrivi miser Francescho il sensitivo dominio…»): il testo in versi, suddiviso in brevi porzioni, è pubblicato allineato a sinistra, di volta in volta seguito, a linea lunga, dalla relativa porzione di commento, il tutto usando il medesimo bel carattere romano alto 98 mm sulle 20 linee (il che conferisce alla pagina una sua nobile staticità). L’edizione è munita di un indice aperto da una precisa spiegazione:

Questa serà la tavola de li Triumphi e suo comento per aconcio de lo lectore che desiderasse leggere più in uno luo<c>ho che nell’altro e più una storia che un’altra come nel dicto comento si contiene, over qualche auctorità o de’ sancti o de li propheti o de’ historici o de’ philosophi che ve n’è numero grandissimo come vedere si può per li lectori che del tutto o di parte legiere il piacesse, acioché ad uno tracto se trovi quello che lo lectore desiderasse vedere senza molto affaticarsi in cerchare e rimescolare tutto il libro. 

Anche se non è del tutto vero ciò che afferma Elizabeth Eisenstein nella sua La rivoluzione inavvertita che pretende di far risalire alla stampa qualunque tentativo di organizzazione dei testi in una forma “consultabile”, è vero che la standardizzazione del prodotto con la messa in circolazione di molte copie con la medesima impaginazione ha favorito la organizzazione e la creazione di strumenti atti a “navigare” il testo. È in tale contesto che la lettura si trasforma da lettura estensiva e continua, che presuppone ampi spazi di tempo a disposizione e assoluta concentrazione, a una lettura discontinua, fatta più di controlli e citazioni, ultimamente l’archetipo della nostra lettura consumistica.

E.B.

Leggere Petrarca: i Triumphi bolognesi del 1475