Facebook Twitter

immagine-3-engagingE quanta cultura! Libri che bisognava leggere. Peripezie intellettuali da seguire […] Aperta la porta, liberate le mani, senza sonno, rilassato, Carvalho annusò tra gli scaffali in corridoio dove i libri si impadronivano sistematicamente dello spazio, talvolta compatti e per il giusto verso, talvolta di sbieco per via delle molte slabbrature o per i titoli sottosopra […] Accanto al caminetto si mise a strappare i libri con calma e abilità da espero, e sistemò i fogli stracciati in un mucchietto sul quale appoggiò alcuni rametti secchi e su questi alcuni tronchi più consistenti. Il fuoco si alzò incontenibile e la cultura stampata bruciò con l’impegno di alimentare fuochi più reali.

(Manuel Vázquez Montalban, La solitudine del manager, Milano, Feltrinelli, 1999,  pp. 51-52)

Ma il luogo migliore in cui mantenerci al corrente su ogni novità restava comunque il caffè. Per capire questo occorre sapere che i caffè a Vienna rappresentavano un’istituzione sui generis, senza paragoni al mondo. Sono una sorta di club democratici accessibili a tutti al modico prezzo di una tazzina di caffè in cui ogni cliente, in cambio di questo modesto obolo, per restarsene per ore seduto a discutere, scrivere, giocare a carte, evadere la propria corrispondenza e, soprattutto, leggere un numero infinito di quotidiani e riviste. […] Avevamo così notizie di prima mano in merito a tutto ciò che accadeva nel ondo; eravamo informati di ogni libro recente, della data e del luogo di ogni prima rappresentazione, di cui poi confrontavamo le critiche sui diversi giornali. Nulla forse ha contribuito alla vivacità intellettuale e all’orientamento internazionale degli austriaci quanto la possibilità e la facilità d’informarsi al caffè sugli eventi del mondo, discutendoli al contempo fra gli amici.

(Stefan Zweig, Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo, Milano, Garzanti, 2015, p. 52)

“[…] per quel che io ne capisco non c’è miglior lettura al mondo [dei romanzi di cavalleria]; infatti ho quiimmagine-engaging due o tre di tali libri con altri scritti che veramente mi hanno reso la vita, e non solamente a me, ma a molti altri; perché quando è il tempo della mietitura, si radunano qui nei giorni di festa molti mietitori, tra cui ce n’è sempre qualcuno che sa leggere, il quale prende in mano uno di questi libri, e noi ci mettiamo intorno a lui in più di trenta e stiamo ad ascoltarlo con tanto piacere che ci sentiamo ringiovaniti di molti anni; da parte mia, per lo meno, posso dire che quando sento raccontare di quei furibondi e terribili colpi che affibbiano i cavalieri, mi prende la voglia di fare altrettanto, e vorrei stare a sentire quei fatti notte e giorno”.

(Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, Milano, Garzanti, I, p. 267 = l. I, cap. XXXII)

La letteratura e la lettura
Tag: