Facebook Twitter

Qualche domanda sul mondo delle biblioteche e della lettura a Flavia Muccini, Premio “Master Professione editoria” 2014, direttrice della Biblioteca Crescenzago, alla periferia nord-est di Milano. I laboratori del Master non sono lontani, ma a pochi passi c’è via Padova, la zona più multietnica della città. In questa realtà complessa, ma ricca di stimoli, la biblioteca si è saputa proporre sia come un luogo di cultura e lettura, sia come un catalizzatore dell’integrazione e del confronto sociale. Il risultato è frutto di scelte coraggiose e politiche virtuose promosse dalla direttrice e dal suo staff, iniziative che si inseriscono nell’intenso panorama delle attività proposte ogni giorno da molte delle 24 biblioteche rionali distribuite sul territorio cittadino dal centro alla periferia.

 

Non solo libri e lettura. La vostra biblioteca propone progetti e corsi in una grande varietà di temi e ambiti, ma si è distinta in particolare per l’impegno a favore dell’incontro tra culture diverse, anche con proposte innovative come la Biblioteca vivente e il suo “catalogo” di “libri viventi”, persone pronte a raccontare la propria storia al lettore/ascoltatore interessato. Come sono nate queste iniziative e come hanno modificato l’immagine e l’attività della biblioteca?

Tutto è nato nel 2010 con il Progetto Cariplo-Vodafone “Favorire la coesione sociale tramite le biblioteche di pubblica lettura”. Biblioteca Vivente ci è stata proposta dalla cooperativa ABCittà, e l’abbiamo subito accolta gioiosamente, realizzando così la prima Biblioteca Vivente a Milano.

Il progetto ci ha dato l’occasione di prendere contatto con diverse realtà della zona, anche straniere, con le quali abbiamo dato vita a molte iniziative, e che ci hanno aiutato a comunicare Biblioteca Vivente e il progetto, suscitando anche l’interesse della stampa per l’originalità della proposta.

Nel periodo 2011-2012 abbiamo organizzato sei Biblioteche Viventi, che ci hanno portato molti consensi e pubblicità, e ci hanno procurato l’immagine di luogo vivace, attento alle tematiche sociali e alla sperimentazione. Fra gli esiti del progetto c’è sicuramente una maggiore attenzione al pubblico dei migranti. Da segnalare, in biblioteca, la scuola di italiano per stranieri, lo scaffale di libri in arabo, l’area linguistica con molti corsi di italiano e di lingua in generale, e una interessante offerta di libri e periodici in lingua straniera.

 

La biblioteca si presenta come un punto di osservazione privilegiato per valutare i cambiamenti nel rapporto degli italiani con la lettura. Cosa pensa dell’attuale situazione di crisi? Cosa possono fare le biblioteche per stimolare l’interesse verso il libro e per formare nuovi lettori?

In biblioteca non sentiamo molto la crisi della lettura, anzi mi pare che le persone apprezzino molto il fatto che, in tempi di crisi economica, la biblioteca offra libri e giornali gratis.

Per il resto, le biblioteche sono tradizionalmente impegnate in attività di promozione come gruppi di lettura, concorsi letterari o poetici, corsi di scrittura, letture animate per i piccoli, laboratori, cacce al tesoro ecc. Siamo da sempre ambasciatori della lettura per divertimento presso ragazzi e famiglie, e poi collaboriamo con le scuole, organizziamo visite scolastiche, e con il progetto “Nati Per Leggere” promuoviamo la lettura fin dalla prima infanzia insieme a pediatri e consultori.

I Bibliobus raggiungono le aree dove mancano le biblioteche, e mi piace citare qui una sperimentazione originale come la roulotte di Bibliomigra, che a Torino porta in piazza libri e riviste in più di 20 lingue straniere. Insomma, idee e attività non mancano.

Infine, proponiamo libro e lettura anche in forme nuove e diverse come gli e-book, il cui prestito è in continuo aumento, e gli audiolibri per l’ascolto con ipod o cellulare.

 

Quali sono, a suo parere, i punti di forza che possono permettere alle biblioteche di affrontare la nuova prospettiva in cui il digitale, la rete e nuovi strumenti e programmi informatici stanno radicalmente trasformando il nostro modo di informarci e comunicare?

Innanzitutto le biblioteche possono e devono avere un ruolo essenziale nel contrastare il cosiddetto divario digitale che crea nuove forme di esclusione e discriminazione. Come? Mettendo a disposizione computer per la navigazione gratuita in rete, aree con wi-fi gratuito, offrendo periodicamente corsi di alfabetizzazione informatica e assistendo gli utenti in difficoltà.

Ma non basta navigare, bisogna anche imparare a selezionare e valutare le informazioni che si trovano in rete. In un mondo in cui l’informazione è sempre più strategica e la formazione permanente gioca un ruolo decisivo, le biblioteche pubbliche devono aiutare le persone ad acquisire le capacità per localizzare, valutare e usare le informazioni, siano esse sulla rete o sulla carta. In gergo si parla di Media and Information Literacy, definita dall’Unesco «un importante prerequisito per favorire un equo accesso all’informazione e alla conoscenza». Per far questo, però, le biblioteche devono riuscire a farsi riconoscere il ruolo strategico che possono avere anche nel creare e mantenere una società democratica, dove solo cittadini attivi e ben informati sono in grado di prendere decisioni consapevoli.

Francesca Barbalace Master in Professione editoria cartacea e digitale 2013-2014

[Interviste] — Premio Master 2014 – Flavia Muccini e la Biblioteca Crescenzago, tra libri e dialogo interculturale
Tag: