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Quella della lettura è di sicuro una delle esperienze che maggiormente coinvolge i nostri sensi, contemporaneamente.

La vista. Prima di tutto. Di parole e immagini insieme o di sole parole e di sole immagini. L’udito. Perché quando si legge una storia è la voce a far rivivere il racconto. Il tatto. Sia che si tratti di libro cartaceo, tablet, pc o un e-reader. L’olfatto. Qui i bibliofili avrebbero di che raccontare. E il gusto?

Aidan Chambers, uno dei più noti “educatori alla lettura” dei nostri tempi, racconta così la prima volta in cui si accese in lui la necessità di andare oltre la barriera della sua dislessia.mangia-libri1

‹‹[…] in una giornata fredda e piovosa di gennaio, feci semplicemente quel che mi venne naturale: osservai le immagini del libro […]. Un’immagine in particolare catturò la mia attenzione: un’illustrazione a tutta pagina di Susan, la protagonista, seduta nella cucina della fattoria mentre mangia con grande soddisfazione qualcosa di misterioso, attingendo direttamente dalla ciotola con un grosso cucchiaio. […] Ero molto curioso di sapere cosa stesse assaporando Susan direttamente dalla zuppiera, cosa che mia madre trovava estremamente disdicevole. […] C’era quindi un solo modo per scoprire il mistero: leggere la storia. Così mi misi all’opera e il risultato fu che per la prima volta lessi un libro dall’inizio alla fine, senza mai fermarmi. […] Non appena scoprii che Susan, nella illustrazione che tanto aveva catturato la mia attenzione, stava mangiando pane e latte per difendersi dal raffreddore […] smisi di leggere giusto il tempo necessario per spiegare a mia madre che era assolutamente necessario che anch’io mangiassi la stessa cosa, che mi occorreva subito, e che l’avrei dovuta gustare con un grosso cucchiaio direttamente da una ciotola››.

Un aneddoto che fa sorridere ma che muove anche una riflessione.

Sempre più spesso si parla di strategie, di promozione della lettura, di formazione dei nuovi lettori. Un misterioso baratro separa chi ama e chi non ama leggere e non si sa perché. Si fa così appello alla statistica, alla pedagogia, al marketing. E se tutto fosse un po’ più semplice? Semplice e genuino come la tavola imbandita dei nostri pranzi in famiglia, dove i bambini vogliono mangiare solo ciò che più li aggrada ma le mamme furbe riescono a trasformare riso e lenticchie in un piatto con il morbillo che guarisce solo all’ultimo boccone. In fondo è tutta una questione di gusto e questo, in quanto tale, va affinato, sperimentato, assaggio dopo assaggio, lettura dopo lettura: così anche un semplice pane e latte può diventare molto più buono di mille merendine al sapor di cioccolata.

Anna Amico – Corso di Laurea Magistrale in Filologia Moderna dell’Università Cattolica

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